28/08/2007 - Un grave lutto per il ciclismo cremonese

E' scomparso Giampietro Tambani, memoria storica dello sport cremonese



di Cesare Castellani

Un grave lutto ha colpito il mondo del ciclismo, anzi dell'intero sport cremonese, che piange la scomparsa di Giampietro Tambani (nella foto con Alamo e Giovanni Gagliardi "Spaséta"), uno dei personaggi maggiormente legati indistintamente a tutte le discipline sportive. Da oltre cinquant'anni legato al Club Ciclistico Cremonese, "Tamba" che avrebbe compiuto 75 anni proprio in questi giorni, aveva ricoperto tutti i ruoli tecnici del sodalizio ed aveva creato campioni del pedale del calibro di Roberto Ceruti, Pier Emilio Bergonzi e tantissimi altri.
Almeno duemila i ragazzi cresciuti sotto la sua guida che per anni ha accompagnato, lui pure in bicicletta, agli allenamenti e alle gare. Giornalista sportivo, aveva seguito anche da cronista tutte le vicende dello sport all'ombra del Torrazzo, soprattutto seguendo il calcio ed il ciclismo, ma anche in campo organizzativo aveva fatto scuola: tutte le grandi corse della provincia lo avevano visto attivissimo collaboratore, a partire dal "Porto" nato da una sua idea insieme agli amici di Cavatigozzi, alla "Dondeo" di cui si vantava di aver seguito tutte le edizioni (tranne negli anni del servizio militare), al Trofeo Dodi dedicato ai giovanissimi.
Era stato il cronista di tutti gli arrivi sino a qualche anno fa, quando aveva ceduto il microfono al fratello Giuseppe, l'animatore del "Premio Spaséta" di cui aveva curato l'organizzazione sino alla scorsa edizione. Era stato lui a tenere in piedi il "Roseo" evitando così la scomparsa della più vecchia testata giornalistica di Cremona (giunta all'86° anno) anche in momenti particolarmente difficili. Ed anche il numero di domenica prossima, il primo della nuova stagione porterà molti articoli usciti dalla sua penna, scritti poche ore prima del ricovero in ospedale con la solita cura e lo spirito battagliero che lo aveva sempre contraddistinto.
Ha lasciato il suo mondo, quello delle due ruote, pensando alla "sua" Dondeo, difendendola a spada tratta quando si erano prospettate alcune difficoltà per realizzare l'arrivo in Via Dante a causa della possibile interruzione del traffico sul Ponte di Po e solo poche ore prima di andarsene, all'Ospedale, aveva ancora dato disposizioni ai suoi collaboratori su come sistemare gli addetti al servizio lungo il percorso.
E' un altro pezzo della vecchia Cremona che se ne va, che ci lascia orfani di tanti aneddoti, di tanta scienza storico-sportiva, di tanta umanità che difficilmente potremo ancora ritrovare.