Dopo le perturbazioni della settimana di fine maggio e i forti temporali alpini di quasi tutti i pomeriggi della prima settimana di giugno, domenica a Lavarone è scoppiata l'estate e vista la data nel calendario non poteva essere altrimenti. Lo splendido altopiano Trentino con il suo verde brillante. Un mattino dall’aria frizzante con l'azzurro cristallino del cielo e il sole caldo che pian piano riscalda la giornata. Questo è quello che hanno trovato i 1280 bikers iscritti alla seconda tappa del KIA Rampitour del Trentino per la dodicesima edizione della 100 km dei Forti di Lavarone, classico appuntamento di inizio giugno, nonchè quarta tappa dei Nobili MTB.
Due i percorsi a disposizione: un Classic di 58 km – 1262 m di dislivello, un Marathon di 88 km – 1972 m di dislivello. Partenza puntuale alle 9.00 da Parco Palù, stupendo scenario dove si specchiano gli ideali dei montanari, e subito si aprono le danze ... per uscire dal parco Palù c'è una salita 'assassina' di 50 metri che, se non sei davanti, te la fai a piedi. Grandi imprecazioni, sbandamenti, sferragliare di cambi poi via con la manetta del gas tutta aperta, su asfalto, fino all'inizio della salita del monte Belem.
Le salite qui alla 100 Km dei Forti non sono lunghe, variano dai 500 metri ai 4 km e invogliano a spingere perché, per caratteristica del territorio, non sono durissime... ma la benzina potrebbe finire presto e quindi serve attenzione perché i km da fare sono tanti. Si vola lungo l’asse Lavarone-Luserna, la terra dei Cimbri. Si viagga parallelamente, senza paura, con coraggio fino a salire dove un tempo non molto lontano tuonavano i cannoni. Siamo a Vezzena, terra di malghe e di infiniti orizzonti. Qualche km su asfalto e si scende a Luserna su una sterrata rifatta e liscia come un biliardo rispetto alle edizioni precedenti. La successiva breve tecnica discesa è la premonizione di quello che si trova anche più avanti cioè parecchio fango e pozzangheroni. E’ anche l'inizio di numerosi guai tecnici e forature... decine e decine di forature, forcellini rotti, cavi del deragliatore strappati e cadute fortunatamente senza conseguenze gravi.
Altri 2 km piuttosto duri e poi giù a spingere il rapportone, prima in falsopiano asfaltato, poi anche in discesa, una discesa su strada larga ma infida per via degli spuntoni rocciosi e di alcuni tratti lastricati piuttosto ostici e spigolosi. Dopo circa 30 km, e fino ai 40, il percorso improvvisamente diventa scorbutico e la strada fastidiosa. La pedalata scostante per via del fondo sconnesso e larghi pietroni rendono difficoltoso l'incedere degli atleti... anche in discesa, dove si incontrano, obliquamente al senso di marcia, delle canalette per l'acqua, cementate, piuttosto alte e dove altre forature costringono molti a operazioni con bombolette 'gonfia e ripara' e camere d'aria di fortuna.
Siamo nei pascoli dell'altopiano di Luserna; qualche mucca curiosa ammicca pigramente lo sguardo verso i bikers scatenati che, ignorando brutalmente e irrispettosamente il ristoro, si catapultano sull'asfalto, a Malga Millegrobbe, verso malga Laghetto.
A 8 km dall'arrivo (per il Classic!) ecco quello che non ti aspetti... l'ultima salita di un paio di chilometri su fondo paludoso: i lavori di rifacimento della strada forestale con fondo mosso e la pioggia dei temporali hanno creato un aperitivo micidiale. Una sorta di bostik che vuole trattenerti e farti mettere il piede a terra. E poi via, giù dal monte Tablat verso il Forte Belvedere, un bellissimo ed integro baluardo austroungarico ora trasformato in museo. Ancora 5 km scarsi ma 'micidiali'. Le radici degli alberi ... alzi la mano chi non se le ricorda o non le ha trovate dure! ... le radici esposte e scivolose hanno invaso la carreggiata ciclistica .... che fatica per raggiungere il bivio CLASSIC/MARATHON. E qui ... spesso ... anche se le gambe sembrano non sentire la fatica, il cervello dice basta e si rifuta di andare avanti ... soprattutto se sa cosa l’aspetta oltre il bivio (radici e fango, fatica e caldo) ... questa è la molla che fa optare molti per il percorso Classic e per l'ombra degli alberi del prato di Gionghi.
Tanto di cappello agli impavidi “forti” della Marathon, che, con fegato da vendere, si sono buttati nel bivio a sinistra e dopo 30 duri chilometri sono giunti stremati al traguardo.
Per la cronaca, pocker della Full Dynamix nella Marathon Maschile con i colombiani Paez e Caro che tagliano insieme il traguardo seguiti da De Bertolis e Bettin; nella Classic, vincitore a sorpresa Walter Costa, partito per fare il lungo. Seguono Unterthurner e Dalto.
In campo Femminile, giunte praticamente appaiate al bivio, si spartiscono i podi, di comune accordo, Annabella Stropparo (Classic) e Anna Ferrari (Marathon).
Per il C.C. Cremonese 1891 Gruppo Arvedi hanno partecipato, nel Classic (58km):
BALISTROCCHI PIERGIORGIO - 494° (124° CAT.) – 3.29.16
SCANDELLI ANNA - 552° (9° CAT.) – 3.38.34