CLUB CICLISTICO CREMONESE - GRUPPO ARVEDI - UNIDELTA - LUCCHINI

Squadra Under 23 2009

Gruppo Arvedi Unidelta Lucchini

Dal sito CicloWeb.it leggiamo e col loro consenso volentieri pubblichiamo...

SIANO BENEDETTI I MONTI

Ecco Luca Benedetti, grimpeur della Cremonese Arvedi Unidelta

Luca BenedettiLa salita è da sempre uno dei terreni che maggiormente affascina gli appassionati di ciclismo e dove, in alcuni casi, vengono scritte anche pagine memorabili, destinate a restare per sempre nella storia di questo sport. Naturalmente per scrivere queste pagine sono necessari i protagonisti ed uno di questi sogna di esserlo un domani Luca Benedetti, trentino di Segonzano classe 1988, che dopo due stagioni tra i dilettanti si prepara ad affrontare il 2009 con tanta voglia di fare bene. Andiamo dunque a scoprire le sue aspirazioni ed il suo percorso nelle due ruote.

Luca, vieni dal Trentino, terra che vanta una certa tradizione ciclistica. Basti pensare a Moser e Simoni, giusto per fare due nomi...
«Proprio così ! Vengo una regione da cui sono venuti fuori diversi campioni delle due ruote e, viste le tante salite che abbiamo, può accadere spesso che questi siano scalatori».

Ma cosa ti ha spinto a scegliere proprio il ciclismo come sport?
«Inizialmente giocavo a calcio, dato che anche tutti i miei amici praticavano quello sport. All'epoca avevo sei anni. Dopo un paio di mesi però nel mio paese venne fondata una nuova squadra ciclistica chiamata Valle di Cembra ed è a quel punto che ho deciso di cambiare e provare così a fare il ciclista».

Riepiloghiamo un po' come si è svolta la tua carriera sulle due ruote finora...
«Ho iniziato a correre dunque nella Valle di Cembra a partire dalla categoria G2 e sono rimasto lì per tre anni fino ai G5. Successivamente sono passato all'Unione Ciclistica Aurora e con loro ho corso fino alla categoria allievi, raccogliendo alcuni bei risultati: sono stato infatti 3 volte campione provinciale trentino ed ho ottenuto anche qualche altra vittoria. Da juniores nella prima stagione ho militato nella Bata Moser e nella seconda ho corso nel Team Spercenigo, rivincendo con questi ultimi il titolo di campione provinciale. Quindi sono giunto nei dilettanti ed in queste due stagioni ho corso nell'Unidelta, dove finora mi sono trovato abbastanza bene».

Facci una tua presentazione: che tipo di corridore sei?
«Sono uno scalatore, ma devo dire che riesco a difendermi bene anche in volata negli arrivi con gruppi ristretti. In pianura non mi ritengo un fenomeno ma se c'è bisogno di tirare lo faccio sempre volentieri. Il mio terreno ideale comunque resta la salita ed amo particolarmente quelle lunghe... e se poi c'è, ben venga anche la discesa, visto che sono un matto! (ride)».

Stai per iniziare la tua terza stagione tra i dilettanti. Come giudichi le tue prime due stagioni nella categoria? L'ultima annata in particolare ti ha soddisfatto oppure no?
«La prima stagione posso definirla senz'altro positiva, specie nella prima parte in cui sono riuscito a vincere il campionato regionale lombardo Under 23 e ad essere utile alla causa dei miei compagni; nella seconda parte poi ho avuto un po' di sfortuna, dato che a luglio mi ero ammalato, saltando così buona parte del finale di stagione. Anche per quest'anno poi mi ritengo soddisfatto: su circa cinquanta gare ho raccolto trentadue piazzamenti nei primi dieci. Posso dire che mi è mancata solo la vittoria ma per il momento va bene così. Peccato solo aver saltato tutto il mese di agosto a causa della frattura della clavicola, soprattutto perché mi ha costretto a rinunciare ad una delle gare a cui tenevo maggiormente: il Giro della Valle d'Aosta».

Qual è il momento più bello e quello più brutto tra quelli vissuti finora?
«Il più brutto è stato senz'altro l'incidente nel luglio di quest'anno, in cui come ho detto mi sono fratturato la clavicola. Lì ero veramente giù di morale. Di momenti veramente belli non è che ce ne siano stati molti, tra questi cito il titolo regionale lombardo e l'esperienza nei Paesi Baschi alla Vuelta Bisadoa, in cui mi sono classificato al quinto posto e dove abbiamo vinto la classifica a squadre».

Oltre alla strada ti sei mai cimentato anche in altre attività, ad esempio la pista o il ciclocross?
«A partire dalla categoria G5 per tre anni mi è capitato di fare qualche gara su pista ma non faceva molto per me, anche perché non riuscivo a sviluppare molta forza e così inevitabilmente le mie esperienze sono state poche. Il ciclocross invece mi è sempre piaciuto ma non ho mai provato a praticarlo, soprattutto perché mi ritengo uno a cui piace fare un'unica cosa, ma quell'unica farla bene piuttosto che farne due o tre male».

Solitamente dove ti alleni? Hai qualche salita dove ami testarti?
«Nella maggior parte dei casi mi capita di essere in ritiro e quindi sono solito frequentare le zone limitrofe al Lago di Garda. Mi piace molto però anche allenarmi nelle mie zone, vicino alle montagne ed una delle salite su cui sono solito testarmi è il Passo Rolle. Anche quando sono in ritiro ho la mia salita di riferimento: è il San Michele, nei pressi di Salò».

Nel 2009 il sodalizio Unidelta si presenterà ancora più giovane e faranno parte del team anche alcuni degli juniores che più si sono messi in mostra in quest'annata. Quali sono i tuoi primi commenti sul nuovo team?
«Quest'anno saremo molti in squadra, con tanti nuovi giovani molto forti come Moreno Moser, Federico Rizza o Enrico Barbin. Sono convinto che possano essere competitivi già da quest'anno e che possano dare una mano ai compagni più esperti. Proprio tra i "vecchi" poi vorrei spezzare una lancia in favore di Emanuele Moschen, che affronterà la quarta stagione e che quest'anno è stato veramente molto sfortunato: in maggio infatti si è fratturato il bacino, è stato tre mesi lontano dalle gare e nonostante tutto è riuscito anche a vincere una gara. Lui è un atleta molto importante per noi».

Tanti volti nuovi ma molti si augurano che il miglior acquisto per il 2009 possa essere Edoardo Costanzi che, soprattutto a causa di un brutto incidente, in questa stagione non è riuscito a riconfermarsi ai livelli dell'anno precedente. Quanto può essere importante per voi riavere a certi livelli il vostro miglior velocista?
«Ritrovare Costanzi a buoni livelli è molto importante per noi poiché ci darebbe molto morale a livello generale. Sono convinto che si sia ripreso totalmente dall'infortunio ed ora sta già lavorando duramente per presentarsi competitivo già alla Sei Giorni di Cremona su pista che si svolgerà ad inizio febbraio e dove, tra l'altro, verrà presentata anche la nostra squadra».

Si parla spesso delle difficoltà che gli atleti più giovani possono incontrare nel salto di categoria da juniores a dilettante. Quali ritieni che siano le principali?
«Il salto da juniores a dilettante si fa senza dubbio sentire. Le principali difficoltà ritengo che siano dovute alla distanza delle gare, poiché si può passare da gare di 130 chilometri ad altre che possono arrivare a misurarne 180. Inoltre ci sono gare veramente impegnative, in cui anche la presenza di molti atleti stranieri contribuisce ad alzarne il livello».

Tornando a noi: pensi che l'anno nuovo possa essere già fondamentale per cercare di attirare su di te le attenzioni di qualche squadra professionistica oppure pensi di avere ancora un po' di tempo a disposizione?
«Io spero davvero che possa essere l'anno buono poiché passare professionista è il mio obiettivo. Cercherò di dimostrare il mio valore durante tutto l'arco della stagione e se si presenterà l'occasione di effettuare il grande salto valuterò bene il da farsi. Soprattutto l'inizio per un neoprofessionista può essere molto duro, per cui è veramente necessario farsi trovare pronti. Io comunque ce la metterò tutta per meritarmi un posto».

Hai già individuato qualche gara che ti piace particolarmente e dove vorresti ben figurare?
«Mi piacerebbe partire forte fin da febbraio, poi ci saranno un paio di corse dove vorrei fare molto bene. Una di queste è il Palio del Recioto, dove quest'anno mi sono classificato settimo. Inoltre mi piacerebbe disputare nuovamente anche la gara a tappe in Spagna perché c'è molta salita e quindi è molto adatta alle mie caratteristiche. Se dovesse disputarsi poi anche il Giro d'Italia dilettanti potrebbe essere una buona occasione per mettersi in mostra ma soprattutto sarà il Giro della Valle d'Aosta, che è il pane degli scalatori, quello in cui vorrei davvero raccogliere buoni risultati».

Diamo un attimo spazio ai sogni: se dovessi riuscire davvero a passare professionista qual è la corsa che più di ogni altra vorresti disputare e magari vincere?
«Il mio sogno è sicuramente il Giro d'Italia. Per ora è solo un sogno, appunto, ma del resto si dice che sognare non costi nulla (sorride). Inoltre mi piace moltissimo anche la Liegi-Bastogne-Liegi, perché la ritengo la classica più bella del mondo. Questi quindi sono i miei sogni, adesso però guardo alla realtà e ad un altro anno intenso tra i dilettanti in cui spero di far bene».

Al di là del ciclismo riesci a dedicarti anche ad altro, ad esempio lo studio?
«Diciamo che a scuola non ero un drago, preferivo più divertirmi che dedicarmi allo studio. Anzi diciamola tutta: ho sempre detestato sia la scuola che lo studio! (ride)».

E nel tuo tempo libero quali sono i tuoi hobby e attività preferite?
«Mi piace molto stare al computer e navigare in internet, poi soprattutto nei periodi invernali mi piace divertirmi assieme ai miei amici quando ne ho la possibilità. In generale però sono uno sportivo a tutti gli effetti e quindi anche se non vado in bici mi piace fare sempre qualche attività».


Vivian Ghianni